Le 2 e 4 ruote rappresentano la parte centrale e fondamentale della nostra esperienza professionale.

In comune abbiamo l'esperienza di aver vissuto dal di dentro, non sul libri o come consulenti, le aziende Automotive, analizzato e cercato di gestire le dinamiche di mercato (o come dicono I guru, I driver del business); ma sopratutto di aver sempre mantenuto, le antenne accese sul futuro, uno sguardo attento, e disincantato.

 
 
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Quando arrivano managers da fuori, Chrysler come tutti

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La stampa specializzata aspettava di sapere cosa sarebbe successo alla nuova Chrysler dopo che tutte le poltrone e gli uffici ad angolo prestigiosi erano passati a managers che non arrivavano dal settore Automotive.
Io stesso avevo aspettative positive, anche se il passato mi ha dimostrato il contrario.

Ebbene, i nuovi managers che non sono cresciuti a pane, grasso e pistoni, ma pieni di consulenti da film che da bravi scolaretti applicano la stessa metodologia dappertutto ( leggere Gary Hamel per comprendere il danno di questa pratica da untore ), per prima cosa vendono i cosiddetti non-core assets. In questo caso la Mopar (tipo una Magneti Marelli evoluta) e la Chrysler Transport, una azienda di logistica del Gruppo.

Ancora nessuna parola sui modelli, sulle tecnologie, sulle strategie distributive, nessuna innovazione o rottura con il passato, solo fare un pochino meglio quello che si faceva prima, magari dando in outsourcing attivita' apparentemente slegate dal business. Nulla.
Film gia' visto milioni di volte. Chissa' chi e' la Consulting Partner Company dietro a tutto cio'...

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Comments (1)

Invio come risposta l'editoriale, redatto personalmente, che appare sul numero corrente di Cruisin' - l'unica rivista italiana di auto americane:

LA VERITA’ STA TUTTA QUI

Mi rivolgo a voi, lettori di Cruisin’, voi appassionati fin nel midollo che curate le vostre auto come fossero dei figli. Voi attenti a qualsiasi novità, a tutto ciò che si muove su quattro ruote marchiate made in USA. Che spendete i vostri quattrini nelle auto storiche, affascinati dal passato automobilistico statunitense, che sborsate i soldi per possedere auto contemporanee americane sia per uso sportivo sia per quello quotidiano, e in questo coinvolgete parenti e amici. Ebbene, se questa è solo una sintesi della fotografia tipo dei lettori di Cruisin’, sappiate che siete individui non graditi agli importatori ufficiali italiani di U.S. cars. Questo è, praticamente, il significato dell’ultima risposta alle innumerevoli richieste di collaborazione dirette dalla nostra testata alle principali aziende di questo piccolo, ma prestigioso, settore. Dopo quattro anni del nostro lavoro continuiamo a vedere davanti a noi porte sbarrate, per motivi di cui non siamo a conoscenza: le auto in prova a disposizione dei giornalisti sono arrivate a noi in una misura a dir poco ridicola (2 auto in prova in quattro anni per 5 giorni, dopo che erano passate anche per le redazioni del giornale dell’oratorio…), nessun invito alle inaugurazioni dei concessionari, niente supporto pubblicitario, come non esistessimo! Eppure, si lamentano quando proviamo e pubblichiamo un’auto prestata da un importatore parallelo (nostro malgrado costretti dal dovere d’informazione). Per carità, ognuno è libero di adottare la politica direzionale della propria azienda come meglio crede, ma se chiunque di voi fosse l’amministratore delegato di un’importante azienda ufficiale di fucili da caccia, so che cercherebbe di essere in bella mostra prima di tutto su testate come “Armi & Tiro”, “Caccia e Pesca”, oppure se foste gli importatori ufficiali di macchine da cucire sareste presenti di sicuro su periodici come “Taglio & Cucito”… Nel nostro piccolo mondo “condotto all’italiana” tutto ciò è solo una mera illusione, non esiste! In tutta risposta ci hanno recentemente comunicato che “possono continuare ad inviarci il materiale di ufficio stampa delle novità”, quando per fortuna abbiamo degli ottimi contatti con le Case d’oltreoceano, le quali per assurdo risultano molto più collaborative (dove riusciamo anche a giocare su una tempistica di circa 6/8 mesi in anticipo!), e che peraltro ci domandano come mai in Italia gli “ufficiali” non ci supportano (vagli a spiegare che nel nostro Paese si presenta lo Champagne nei posti sbagliati, laddove si vende solo il vino in cartone…). Per gli americani è normale che su Hot Rod Magazine, Motor Trend e tanti altri ci siano pagine e pagine di pubblicità ufficiali dei nuovi pick up, delle sportive appena uscite, delle novità in fatto di berline di lusso che vi aspettano dalle concessionarie.
Il 90% delle vostre lettere ci chiede come mai non diventiamo una rivista con periodicità mensile, pensate che avremmo già potuto farlo! Ma la nostra mancanza non risiede di certo nella volontà d’investire, in quello ci crediamo e lo facciamo con il cuore, ma solo nella paura che senza i grandi supporti degli importatori ufficiali (gli stessi che abbiamo in egual modo cullato per anni) potremmo non garantire tale impegno. Inoltre voi lettori spesso ci chiedete dove potete trovare il concessionario più vicino, per acquistare un’auto americana nuova, perché ovviamente lo chiedete a Cruisin’ – l’unica rivista italiana di auto USA – ma “loro” non ci sono, presenziano altrove, magari proprio su “Taglio & Cucito”…
Dunque da oggi possiamo dirlo, perché la verità sta tutta qui: evviva gli importatori paralleli, le officine specializzate, i ricambisti, evviva i piccoli artigiani, perché sono loro che ci accompagnano e ci sostengono nel nostro difficile viaggio, senza i quali riviste come la nostra, specializzate e realizzate con passione allo stato puro, non esisterebbero, neanche ogni due mesi.

Gian Paolo Varetto

 

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